| Isaia era un barbone di città.
Beccato dalle pulci e dai pidocchi
gridava maledizioni
inciampando nelel parole.
I denti cariati
gli ballavano nelle gengive,
le ossa gli bucavano la pelle.
Andava in giro sotto le mura,
nei mercati di periferia
ma gli improperi davano fastidio
e la sua sporca miseria generava ripulsa.
Nessuno voleva più credere
all'invasione delle locuste,
al ritorno del terrore.
I giorni sembravano sicuri
e i giovanotti recitavano alle ragazze
il cantico dei cantici.
Poi d'improvviso calò un buio di pece,
le serpi strisciavano fin dentro le case,
le notti si fecero piene di urli,
ma non si seppe mai cosa accadde.
Più tardi i tempi ritornarono calmi
e i signori ricominciarono a passare
scortati dalle guardie.
Isaia stava muto davanti alle porte.
Mario De Micheli |