Luca Leonelli   SABINA LEONELLI


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Dal catalogo "Paradossi del volo"

 

‘The great Dinosaurs had long
since perished when their ships
entered the solar system, after
a voyage that had already lasted
thousands of years’
S. Kubrick and A.C.Clarke, 2001: A Space Odyssey Screenplay


CERCANDO ULISSE

Seguire il volo. Anni di post-moderneggiante individualismo e tecnologia digitale, in cui la possibilità di generare e distribuire innumerevoli immagini continua a distrarre dall’interrogarsi sul senso e l’utilità di ognuna, ci hanno abituato a diffidare di una proposta così sfacciatamente rinascimentale. Che arroganza! Che presunzione, in questo nostro imprescindibile Presente dalle mille sembianze equivalenti, il tracciare una visione universale dell’umano!

Eppure le peripezie dello sciame coinvolgono subito. Disturbano e attirano, tanto nella violenza delle rivolte senza esito quanto nell’ironia sulla fragile quiete tra le rane, senza parlare della corsa ‘finale’ (?) verso il Buco del Giudizio. Affascina il senso di un racconto che é La Nostra Storia quanto é un punto di vista, una sfida al pensiero, al bisogno di essere critici nonostante la rinuncia ad ogni illusione.

Del resto, nulla é sistematico nel volo se non il suggerimento del dubbio, un dubbio che – al contrario del cogito cartesiano - non esclude nulla, abbraccia tutta la materia e emerge da ogni dettaglio della sua continua evoluzione. C’é un senso per l’individuo nella storia? C’e’ un protagonista, un filo conduttore preferibilmente senziente dell’azione spasmodica e irrefrenabile che chiamiamo vita?

La domanda può solo esser posta, con forza, in più forme. E' un omaggio tanto beffardo quanto drammatico al razionale umano, le cui ali non possono cedere perché non é un Icaro a guidarle e sfidare la morte, ma una Folla tiranneggiata dalle leggi della Natura e della Storia, secondo le quali né la volontà né la mera esistenza dell’ Uno determinano se non un guizzo fugace del pennello.

L’atto stesso di creare il volo, come pure di contemplarlo, compiuto, sulla carta, indica prima di tutto la necessità di abbandonare ogni tentativo di imporre interezza, coerenza, unicità di prospettiva. L’unica certezza é quella del paradosso: non esiste riflessione globale né percezione unitaria se non nella rinuncia a una visione d’insieme. Cos’é l’insieme, sembra chiedere Luca, se non un’esperienza di movimento? Le inesauribili trasformazioni dello sciame non si possono osservare se non in azione – degli insetti e delle rane loro malgrado, del pittore in bilico sulla carta, del visitatore che si sposta, indietreggia, si volta, si avvicina alle immagini nella vana, umanissima speranza di coglierne un’essenza unica.

In volo, i paradossi si accumulano e intrecciano in una inesauribile molteplicità di risposte insoddisfacenti. Tracciare un segno é allo stesso tempo prendere posizione e abbandonarla, una riflessione dinamica, inarrestabile, ma sempre presente nell’intento esplicito dell’opera. Lo sciame pullula dell’ineffabile tensione tra comprensione e azione, l’una necessariamente semplificante, limitata, locale perché individuale, l’altra un processo inarrestabile di continua, estenuante, illogica trasformazione. L’animale uomo vive nel tempo e nello spazio della natura a cui appartiene e che definisce i confini della sua esistenza. L’animale uomo é, inevitabilmente, definito dal branco – ma non si vede amore nel volo, né scopo, solo il ronzare continuo di passioni in tumulto, un viaggio senza soste che è garanzia di sopravvivenza tanto necessaria quanto misteriosa.

La domanda é molteplice, normativa e descrittiva insieme. Contiene i germi di tante risposte, ma nessuna risoluzione – com’é privilegio del pensiero in immagini. Nessuna analisi scritta può evitare di ridurre il complesso insieme di prospettive presentato dall’opera. Eppure, Luca continua a servirsi delle parole – il linguaggio lo affascina al punto da inserirlo come elemento separato, vocale e ricorrente, nel percorso tracciato dalle immagini. L’ artista e’ fin troppo consapevole dell’impossibilità di separare i mondi del corpo, dell’analisi verbale, dell’immagine compiuta. Possiamo quasi immaginare i movimenti del corpo vivo, unico, pensante e dubbioso all’opera. Tutto nell’immagine é azione, il tratto minuzioso, l’acquerello brusco quanto esile sulla carta. Tutto nell’azione é pensiero, un commento frammentato e molteplice quanto l’esperienza che lo genera, e quindi giustamente espresso in un misto di esclamazioni impulsive, riflessioni lungamente meditate, reazioni improvvise quanto naturali alla storia che avanza.

Quasi inutile sottolineare il paradosso più evidente e fondamentale del volo: mio padre crede nell’Uomo. Più che una fede, il suo é un desiderio, un chiedere e chiedersi senza grandi speranze ma con un radicato quanto ineffabile senso del giusto. Non si trova speranza nella folla di insetti coralmente votata a un volteggiare senza meta apparente. Eppure, l’azione persiste, e con essa il susseguirsi degli eventi, spesso tumultuosi, a volte ciclici, raramente stabili, ma sempre provocanti: la sussistenza umana continua nel moto, nella continua trasformazione che lascia nulla di composto, nulla di permanente, nemmeno al momento del Giudizio – anch’esso, un passaggio. In questo processo evolutivo – dove evolutivo denota la necessità del biologico, non l’arroganza del progressivo – l’uomo-animale si torce nella ricerca di una libertà individuale tanto agognata quanto apparentemente improbabile.


Sabina Leonelli
, Settembre 2004

©   Studio Leonelli Associati Modena, Febbraio/Marzo 2002
Smae