Luca Leonelli   Claudio Cerritelli critico d'arte


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dal catalogo "Paradossi del volo" Faenza 2004

CON LO SCIAME NEGLI OCCHI
Che una tecnica come l’acquerello, quasi sempre affidata a brevi palpiti di colore sul foglio immacolato, potesse servire a raccontare un viaggio di trenta metri ininterrotti di carta è una sorpresa che Luca Leonelli offre al pubblico di questa mostra come un volo con lo sciame negli occhi.
Di fronte a questo profluvio di sensazioni cromatiche, il lettore si trova alle prese con situazioni contraddittorie che prendono corpo sul foglio dal primo scaturire dello sciame, la nascita informe e al tempo stesso figurata, fino al suo estremo dileguarsi in un punto stabilito della parete. Un punto scelto non a caso, dunque, uno spiraglio ipotetico dove l’immaginazione è sollecitata a portarsi oltre la parete stessa, forse per ricominciare daccapo, nel flusso pittorico di una grande assemblea umana, come un eterno ritorno del volo.
Ma non sarebbe mai lo stesso viaggio: nessuna ripetizione è possibile, altre avventure scattano verso l’inesplorato, avvolgendo visibile e invisibile in un unico movimento che gioca con la prospettiva infinita del vuoto.
Abituato a concepire l’arte come favola pittorica situata nel punto di incontro di simboli e allegorie naturalistiche, Leonelli mette a dura prova la fluidità del colore, il suo espandersi attraverso slittamenti e contrazioni, slanci e costrizioni, addensamenti e leggerezze che procurano un senso di convulsione e, di conseguenza, rinnovano ad ogni istante l’emozione indicibile del volo.
In questo sciame che ronza oltre se stesso e si srotola senza esitazione nell’atmosfera mutevole dello spazio l’artista codifica una visione dell’esistenza come esperienza imprevedibile, stato d’animo inquieto che somiglia alle intemperie della realtà esteriore, eppure non accetta limitazioni né provocazioni, solo analogie con le più contrastanti vicissitudini della natura.
Si tratta umori e sapori del visibile che il colore restituisce con molteplici impulsi del segno, impulsi d’aria che diventano vortici, impulsi d’acqua che sembrano materie liquefatte, impulsi di fuoco che si muovono come lingue avvolgenti, senza dimenticare gli impulsi segreti della terra, apparentemente trascurata dalle traiettorie del volo, eppure riferimento inconscio di ogni trasfigurazione dell’immagine aerea.
Questo sciame di pulsazioni cromatiche ha smania di correre a gran velocità verso l’obiettivo forse più avvincente per un artista dalla fantasia singolare come Leonelli. Vale a dire: verso lo spettacolo furibondo dell’onda-luce, dentro il dinamismo delle figure che proliferano a perdita d’occhio, oltre il magma della natura che risucchia lo sguardo nel proprio inarrestabile fluire.
Seguendo lo sviluppo lineare di questa scrittura visiva e verbale si ha la sensazione che il pittore possa iniziare da un punto qualunque, tale è infatti il modo di entrare in scena delle forme originarie, informi e misteriose, a viso aperto e insieme segrete, spinte senza mediazioni dentro il terremoto dell’esistenza a dover affrontare l’alterna e necessaria vicenda delle passioni.
Leonelli intende lo sciame come metafora dello spazio sociale, affollato di esseri che hanno sempre qualcosa di eccessivo nel loro modo di relazionarsi, dunque spazio debordante, deformato e scosso da movimenti rapidi che non ammettono meditazione, solo ritmi torrenziali e precipitose fughe in avanti. Non importa dove, ciò che conta che non resti nulla alle spalle, che le tracce del viaggio conducano verso l’altro capo del mondo.
Del resto, può forse l’artista prevedere le direzioni dell’atto creativo, i tempi d’invenzione e il modo in cui un’immagine si trasforma in un’altra immagine? Può egli essere cosciente di tutto ciò che l’ambizioso progetto dell’opera comporta, fino a capire che l’avventura del reale non potrà più arrestarsi, ma modificarsi – questo si’- nei suoi corsi e ricorsi?
Sulle ali di questa impossibilità di prevedere l’imponderabile il volo è affrontato con l’arma del paradosso, in quanto la sua verità sta sempre altrove rispetto all’immagine dipinta, è fatta di figure che fuggono nel flusso irresponsabile del colore, nella vibrazione del gesto che inonda il gran rotolo di carta con una fitta pioggia di segni, di scritture calligrafiche, di curve voluttuose e barocche. Queste visioni viste di sfuggita rinnovano ogni volta i ritmi incalzanti dello sciame, il loro diverso articolarsi nella tensione totale del volo che si espande nell’ambiente sotto il dominio del rosso. Dopo aver raffigurato la nascita e l’adolescenza dello sciame siamo quasi a metà del racconto e all’immagine sdoppiata di un volto, forse l’autoritratto dell’artista in balia di un vortice creativo. Segue un piccolo teschio che affiora da una folla di corpi alla deriva: oscillazione del destino umano sull’onda di opposte prospettive, l’individuo e la collettività, la vita e la morte, la violenza e il dolore ma soprattutto il desiderio di assecondare gli eccessi corporali e mentali.
Solo nella seconda parte del tragitto, quasi a compiacersi della propria immagine, lo sciame si distende nel verde sogno della natura attraverso spasmi di grigio, rimbalzi e ondeggiamenti pervasi da ombre e luci che scivolano e si infrangono, quasi rumorosamente. Nello stesso attimo: l’uomo si ricongiunge agli elementi naturalistici, il movimento dello sciamare assume un respiro cosmico, la forma dei corpi si identifica nel dinamismo del pensiero visionario che scorre senza tregua, talvolta drammatico e irritato dalla propria ferocia.
Per Leonelli immaginare il volo significa dare sempre una soluzione nuova agli stessi impulsi dinamici, vuol dire scuotere lo spazio fino al punto di svelare nuovi incontri tra uomo e natura, connessioni invisibili eppure persistenti, proprio perché la funzione generativa della natura è totale, indica la condizione inesplicabile in cui l’uomo ritrova la sua origine dentro i labirinti della materia, e non fuori dal mondo.
Anche quando dipinge puntigliosamente il mare e i suoi abitanti, i movimenti rapidi delle rane, l’artista è preso da un‘urgenza espressiva che trasforma l’aspetto descrittivo in visioni oltre i riferimenti stabiliti: gli occhi affondano nelle onde, i corpi sembrano animali deformi, le mani vengono rapite dalla velocità delle linee, le teste sembrano un esercito in marcia contro le onde. Il lettore non può che assistere stupito di fronte agli eventi che si collocano senza fissità e certezze nello spazio infinito lungo trenta metri e alto uno e quindici.
Dentro questo sciame in continuo fermento avviene qualcosa che nessun altro spazio sa garantire, in quanto spazio della pittura, sensibile solo alle tentazioni del colore, a quell’istinto che spinge Leonelli a competere con le correnti d’aria, le raffiche di vento, le scie che collegano un punto all’altro, fino a rovesciarsi, tornare indietro, per ricacciarsi di nuovo in avanti.
In questi anni di cieca dedizione alle forme immateriali della tecnologia, il piacere di sentire il colore come strumento che non si allontana dall’uomo e dai suoi esercizi d’invenzione è qualcosa che quest’opera avvolgente di Leonelli fa apparire sempre più necessario.
E’ un piacere che allude alla complessa metodologia di lavoro del pittore, alle sue riflessioni sulla natura aggressiva dell’uomo ma soprattutto alla libertà immaginativa del suo racconto inverosimile, con un linguaggio sospeso tra diverse discipline, tra arte e antropologia. In fondo, questo è il valore conoscitivo ed estetico su cui Leonelli fonda la sua visionaria idea dello sciame sociale: rappresentare l’avventura vertiginosa del volo come metafora totale dell’esistenza, attraverso il flusso inesauribile del pensiero pittorico.

Claudio Cerritelli

 

 

 

 

 

©   Studio Leonelli Associati Modena, Febbraio/Marzo 2002
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