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dal catalogo "Paradossi del volo"
Faenza 2004
CON LO SCIAME NEGLI OCCHI
Che una tecnica come l’acquerello, quasi sempre affidata a brevi
palpiti di colore sul foglio immacolato, potesse servire a raccontare
un viaggio di trenta metri ininterrotti di carta è una sorpresa
che Luca Leonelli offre al pubblico di questa mostra come un volo con
lo sciame negli occhi.
Di fronte a questo profluvio di sensazioni cromatiche, il lettore si trova
alle prese con situazioni contraddittorie che prendono corpo sul foglio
dal primo scaturire dello sciame, la nascita informe e al tempo stesso
figurata, fino al suo estremo dileguarsi in un punto stabilito della parete.
Un punto scelto non a caso, dunque, uno spiraglio ipotetico dove l’immaginazione
è sollecitata a portarsi oltre la parete stessa, forse per ricominciare
daccapo, nel flusso pittorico di una grande assemblea umana, come un eterno
ritorno del volo.
Ma non sarebbe mai lo stesso viaggio: nessuna ripetizione è possibile,
altre avventure scattano verso l’inesplorato, avvolgendo visibile
e invisibile in un unico movimento che gioca con la prospettiva infinita
del vuoto.
Abituato a concepire l’arte come favola pittorica situata nel punto
di incontro di simboli e allegorie naturalistiche, Leonelli mette a dura
prova la fluidità del colore, il suo espandersi attraverso slittamenti
e contrazioni, slanci e costrizioni, addensamenti e leggerezze che procurano
un senso di convulsione e, di conseguenza, rinnovano ad ogni istante l’emozione
indicibile del volo.
In questo sciame che ronza oltre se stesso e si srotola senza esitazione
nell’atmosfera mutevole dello spazio l’artista codifica una
visione dell’esistenza come esperienza imprevedibile, stato d’animo
inquieto che somiglia alle intemperie della realtà esteriore, eppure
non accetta limitazioni né provocazioni, solo analogie con le più
contrastanti vicissitudini della natura.
Si tratta umori e sapori del visibile che il colore restituisce con molteplici
impulsi del segno, impulsi d’aria che diventano vortici, impulsi
d’acqua che sembrano materie liquefatte, impulsi di fuoco che si
muovono come lingue avvolgenti, senza dimenticare gli impulsi segreti
della terra, apparentemente trascurata dalle traiettorie del volo, eppure
riferimento inconscio di ogni trasfigurazione dell’immagine aerea.
Questo sciame di pulsazioni cromatiche ha smania di correre a gran velocità
verso l’obiettivo forse più avvincente per un artista dalla
fantasia singolare come Leonelli. Vale a dire: verso lo spettacolo furibondo
dell’onda-luce, dentro il dinamismo delle figure che proliferano
a perdita d’occhio, oltre il magma della natura che risucchia lo
sguardo nel proprio inarrestabile fluire.
Seguendo lo sviluppo lineare di questa scrittura visiva e verbale si ha
la sensazione che il pittore possa iniziare da un punto qualunque, tale
è infatti il modo di entrare in scena delle forme originarie, informi
e misteriose, a viso aperto e insieme segrete, spinte senza mediazioni
dentro il terremoto dell’esistenza a dover affrontare l’alterna
e necessaria vicenda delle passioni.
Leonelli intende lo sciame come metafora dello spazio sociale, affollato
di esseri che hanno sempre qualcosa di eccessivo nel loro modo di relazionarsi,
dunque spazio debordante, deformato e scosso da movimenti rapidi che non
ammettono meditazione, solo ritmi torrenziali e precipitose fughe in avanti.
Non importa dove, ciò che conta che non resti nulla alle spalle,
che le tracce del viaggio conducano verso l’altro capo del mondo.
Del resto, può forse l’artista prevedere le direzioni dell’atto
creativo, i tempi d’invenzione e il modo in cui un’immagine
si trasforma in un’altra immagine? Può egli essere cosciente
di tutto ciò che l’ambizioso progetto dell’opera comporta,
fino a capire che l’avventura del reale non potrà più
arrestarsi, ma modificarsi – questo si’- nei suoi corsi e
ricorsi?
Sulle ali di questa impossibilità di prevedere l’imponderabile
il volo è affrontato con l’arma del paradosso, in quanto
la sua verità sta sempre altrove rispetto all’immagine dipinta,
è fatta di figure che fuggono nel flusso irresponsabile del colore,
nella vibrazione del gesto che inonda il gran rotolo di carta con una
fitta pioggia di segni, di scritture calligrafiche, di curve voluttuose
e barocche. Queste visioni viste di sfuggita rinnovano ogni volta i ritmi
incalzanti dello sciame, il loro diverso articolarsi nella tensione totale
del volo che si espande nell’ambiente sotto il dominio del rosso.
Dopo aver raffigurato la nascita e l’adolescenza dello sciame siamo
quasi a metà del racconto e all’immagine sdoppiata di un
volto, forse l’autoritratto dell’artista in balia di un vortice
creativo. Segue un piccolo teschio che affiora da una folla di corpi alla
deriva: oscillazione del destino umano sull’onda di opposte prospettive,
l’individuo e la collettività, la vita e la morte, la violenza
e il dolore ma soprattutto il desiderio di assecondare gli eccessi corporali
e mentali.
Solo nella seconda parte del tragitto, quasi a compiacersi della propria
immagine, lo sciame si distende nel verde sogno della natura attraverso
spasmi di grigio, rimbalzi e ondeggiamenti pervasi da ombre e luci che
scivolano e si infrangono, quasi rumorosamente. Nello stesso attimo: l’uomo
si ricongiunge agli elementi naturalistici, il movimento dello sciamare
assume un respiro cosmico, la forma dei corpi si identifica nel dinamismo
del pensiero visionario che scorre senza tregua, talvolta drammatico e
irritato dalla propria ferocia.
Per Leonelli immaginare il volo significa dare sempre una soluzione nuova
agli stessi impulsi dinamici, vuol dire scuotere lo spazio fino al punto
di svelare nuovi incontri tra uomo e natura, connessioni invisibili eppure
persistenti, proprio perché la funzione generativa della natura
è totale, indica la condizione inesplicabile in cui l’uomo
ritrova la sua origine dentro i labirinti della materia, e non fuori dal
mondo.
Anche quando dipinge puntigliosamente il mare e i suoi abitanti, i movimenti
rapidi delle rane, l’artista è preso da un‘urgenza
espressiva che trasforma l’aspetto descrittivo in visioni oltre
i riferimenti stabiliti: gli occhi affondano nelle onde, i corpi sembrano
animali deformi, le mani vengono rapite dalla velocità delle linee,
le teste sembrano un esercito in marcia contro le onde. Il lettore non
può che assistere stupito di fronte agli eventi che si collocano
senza fissità e certezze nello spazio infinito lungo trenta metri
e alto uno e quindici.
Dentro questo sciame in continuo fermento avviene qualcosa che nessun
altro spazio sa garantire, in quanto spazio della pittura, sensibile solo
alle tentazioni del colore, a quell’istinto che spinge Leonelli
a competere con le correnti d’aria, le raffiche di vento, le scie
che collegano un punto all’altro, fino a rovesciarsi, tornare indietro,
per ricacciarsi di nuovo in avanti.
In questi anni di cieca dedizione alle forme immateriali della tecnologia,
il piacere di sentire il colore come strumento che non si allontana dall’uomo
e dai suoi esercizi d’invenzione è qualcosa che quest’opera
avvolgente di Leonelli fa apparire sempre più necessario.
E’ un piacere che allude alla complessa metodologia di lavoro del
pittore, alle sue riflessioni sulla natura aggressiva dell’uomo
ma soprattutto alla libertà immaginativa del suo racconto inverosimile,
con un linguaggio sospeso tra diverse discipline, tra arte e antropologia.
In fondo, questo è il valore conoscitivo ed estetico su cui Leonelli
fonda la sua visionaria idea dello sciame sociale: rappresentare l’avventura
vertiginosa del volo come metafora totale dell’esistenza, attraverso
il flusso inesauribile del pensiero pittorico.
Claudio Cerritelli
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