Luca Leonelli   Antonello Negri Critico d'arte


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Hermes

Personale presso il Castello di Formigine - Maggio 2000

Nel ciclo di pitture sul tema del San Gerolamo - dottore della chiesa latina, dunque un intellettuale, ma anche eremita, che la tradizione iconografica mostra immerso in un paesaggio aspro, a contatto con le fiere - Leonelli affrontava il tema dell'uomo che pensa, in apparenza separato dal mondo ma circondato dalla natura e dall'animalità. Nel quadro che apre questa mostra le idee assumono la forma del fumo di una sigaretta che esce dalla testa; alle spalle del fumatore un cane e una foresta ricordano gli attributi classici del santo e, al tempo stesso, suggeriscono una continuità con lo specifico passato della pittura di Leonelli attraverso la figura dell'animale, già al centro di una consistente sequenza di opere.

Il nuovo ciclo presentato in quest'occasione verte sull'idea dell'erma.
Nel mondo greco antico, e poi romano, le erme - pilastri quadrangolari originariamente sormontati da una testa, più avanti da un busto maschile, dotati di un attributo fallico simbolo di fecondità utile anche per allontanare gli influssi malefici, talvolta arricchiti da iscrizioni moraleggianti - erano collocate lungo le strade, agli incroci, a segnare confini, ricordando la presenza positiva di un dio: Ermes, dal quale deriva il loro nome, era (anche) il protettore delle strade, dei "percorsi".
Una sorta di anello di congiunzione tra la figura di San Gerolamo, con tutto quanto significa, e il tema sul quale ha ora lavorato Leonelli potrebbe essere costituita da un altro eremita, San Simeone Stilite, che compare nell'iconografia tramandata proprio come erma vivente. Leonelli usa l'immagine dell'erma per dare forma all'idea di un rapporto dell'uomo con il mondo fortemente limitato dall'immobilità (l'erma è piantata nel terreno, è di pietra, subisce le aggressioni della natura organica), governato da un "io diviso" e agitato dalla pulsione insopprimibile - quando si esercitino le facoltà del pensare e del sentire, l'intelletto e le passioni - a rompere quell'immobilità, a uscire da essa.
In queste erme il corpo non è più di pietra, ma di carne. La testa non c'è, ma il flusso delle idee - riprendendo l'immagine del fumo della sigaretta dell'autoritratto come San Gerolamo - si concretizza in un'eruzione di colore che alla testa si sostituisce, investendo il mondo. La spinta all'azione, all'interruzione dell'immobilità, non è solo mentale: al torso bloccato dell'erma-corpo si aggiunge un braccio, oppure una mano, sviluppi degli originari monconi di arti delle erme antiche, che tendono a invadere lo spazio reale, fuori dalla tela, lo spazio di chi guarda.

Il quadro che chiude la mostra propone un uomo che può ritrovare la propria naturalità. Non è più bloccato come un'erma; la sua nudità, anzi, rimarca ora una condizione di libertà e al movimento fisico - sta camminando - s'intreccia un vorticare d'idee più che mai vulcanico, espansivo, teso all'utopia di un'età dell'oro, di felice integrazione di pensiero e natura.
Tali considerazioni riguardano il "che cosa". Se ne è parlato prima "perché il che cosa è più importante del come. È dal che cosa che si sviluppa il come!".
Quest'affermazione di Otto Dix - tratta da un breve scritto del 1927 intitolato È l'oggetto che conta - sembra ben adattarsi al lavoro di Leonelli e suggerirne una chiave di lettura anche dal punto di vista del "come", cioè della maniera pittorica (o grafica, nel caso degli acquerelli che si è scelto di proporre, per minimamente evocare il percorso di ideazione e formulazione dell'immagine). Non è certo casuale che Leonelli abbia esposto a Berlino e, nella capitale tedesca, stia preparando una nuova mostra. Berlino è il centro artistico del XX secolo che ha storicamente contrapposto ai formalismi e ai piaceri decorativi dell'asse Parigi-New York una pittura e una grafica spesso dure, aspre, costruite intorno alla figura e alla rappresentazione delle cose e principalmente interessate all'affermazione e alla comunicazione di idee. Non si tratta certamente di una questione di stile; d'altra parte soltanto a Berlino sarebbe potuta nascere, nel 1993, la prima Triennale del realismo.
Per Leonelli - come per tutta quella cultura figurativa contemporanea per lo più non italiana, in buona parte tedesca, appunto, con la quale egli registra significative consonanze - la nozione di realismo non dev'essere naturalmente intesa in termini fenomenologici, cioè come volgare pittura d'imitazione. Coincide con il progetto, invece, di sollevare e discutere problemi reali indipendentemente dal linguaggio scelto e al di là della leggerezza delle immagini e delle virtualità che tendono oggi a occupare tutti gli spazi possibili.

Aprile 2000 Antonello Negri

 

 

 

 

 

©   Studio Leonelli Associati Modena, Febbraio/Marzo 2002
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