| 
Biografia
Critica
Esposizioni
Edizioni d'Arte
Temi e argomenti
Cataloghi
Contatti
Links
Album foto
Home Page
|
Hermes
Personale presso il Castello di Formigine
- Maggio 2000
Nel ciclo di pitture sul tema del San Gerolamo - dottore della chiesa
latina, dunque un intellettuale, ma anche eremita, che la tradizione iconografica
mostra immerso in un paesaggio aspro, a contatto con le fiere - Leonelli
affrontava il tema dell'uomo che pensa, in apparenza separato dal mondo
ma circondato dalla natura e dall'animalità. Nel quadro che apre
questa mostra le idee assumono la forma del fumo di una sigaretta che
esce dalla testa; alle spalle del fumatore un cane e una foresta ricordano
gli attributi classici del santo e, al tempo stesso, suggeriscono una
continuità con lo specifico passato della pittura di Leonelli attraverso
la figura dell'animale, già al centro di una consistente sequenza
di opere.
Il nuovo ciclo presentato in quest'occasione verte sull'idea dell'erma.
Nel mondo greco antico, e poi romano, le erme - pilastri quadrangolari
originariamente sormontati da una testa, più avanti da un busto
maschile, dotati di un attributo fallico simbolo di fecondità utile
anche per allontanare gli influssi malefici, talvolta arricchiti da iscrizioni
moraleggianti - erano collocate lungo le strade, agli incroci, a segnare
confini, ricordando la presenza positiva di un dio: Ermes, dal quale deriva
il loro nome, era (anche) il protettore delle strade, dei "percorsi".
Una sorta di anello di congiunzione tra la figura di San Gerolamo, con
tutto quanto significa, e il tema sul quale ha ora lavorato Leonelli potrebbe
essere costituita da un altro eremita, San Simeone Stilite, che compare
nell'iconografia tramandata proprio come erma vivente. Leonelli usa l'immagine
dell'erma per dare forma all'idea di un rapporto dell'uomo con il mondo
fortemente limitato dall'immobilità (l'erma è piantata nel
terreno, è di pietra, subisce le aggressioni della natura organica),
governato da un "io diviso" e agitato dalla pulsione insopprimibile
- quando si esercitino le facoltà del pensare e del sentire, l'intelletto
e le passioni - a rompere quell'immobilità, a uscire da essa.
In queste erme il corpo non è più di pietra, ma di carne.
La testa non c'è, ma il flusso delle idee - riprendendo l'immagine
del fumo della sigaretta dell'autoritratto come San Gerolamo - si concretizza
in un'eruzione di colore che alla testa si sostituisce, investendo il
mondo. La spinta all'azione, all'interruzione dell'immobilità,
non è solo mentale: al torso bloccato dell'erma-corpo si aggiunge
un braccio, oppure una mano, sviluppi degli originari monconi di arti
delle erme antiche, che tendono a invadere lo spazio reale, fuori dalla
tela, lo spazio di chi guarda.
Il quadro che chiude la mostra propone un uomo che può ritrovare
la propria naturalità. Non è più bloccato come un'erma;
la sua nudità, anzi, rimarca ora una condizione di libertà
e al movimento fisico - sta camminando - s'intreccia un vorticare d'idee
più che mai vulcanico, espansivo, teso all'utopia di un'età
dell'oro, di felice integrazione di pensiero e natura.
Tali considerazioni riguardano il "che cosa". Se ne è
parlato prima "perché il che cosa è più importante
del come. È dal che cosa che si sviluppa il come!".
Quest'affermazione di Otto Dix - tratta da un breve scritto del 1927 intitolato
È l'oggetto che conta - sembra ben adattarsi al lavoro di Leonelli
e suggerirne una chiave di lettura anche dal punto di vista del "come",
cioè della maniera pittorica (o grafica, nel caso degli acquerelli
che si è scelto di proporre, per minimamente evocare il percorso
di ideazione e formulazione dell'immagine). Non è certo casuale
che Leonelli abbia esposto a Berlino e, nella capitale tedesca, stia preparando
una nuova mostra. Berlino è il centro artistico del XX secolo che
ha storicamente contrapposto ai formalismi e ai piaceri decorativi dell'asse
Parigi-New York una pittura e una grafica spesso dure, aspre, costruite
intorno alla figura e alla rappresentazione delle cose e principalmente
interessate all'affermazione e alla comunicazione di idee. Non si tratta
certamente di una questione di stile; d'altra parte soltanto a Berlino
sarebbe potuta nascere, nel 1993, la prima Triennale del realismo.
Per Leonelli - come per tutta quella cultura figurativa contemporanea
per lo più non italiana, in buona parte tedesca, appunto, con la
quale egli registra significative consonanze - la nozione di realismo
non dev'essere naturalmente intesa in termini fenomenologici, cioè
come volgare pittura d'imitazione. Coincide con il progetto, invece, di
sollevare e discutere problemi reali indipendentemente dal linguaggio
scelto e al di là della leggerezza delle immagini e delle virtualità
che tendono oggi a occupare tutti gli spazi possibili.
Aprile 2000 Antonello Negri |